CALL FOR PAPERS Fascicolo 2/2027
Mediazione interculturale diffusa e incorporata
A cura di Maddalena Colombo e Mariagrazia Santagati
Lo scenario attuale. Nell’ultimo decennio, la mediazione interculturale è stata attraversata da profonde trasformazioni, che ne interrogano il ruolo, le condizioni di esercizio e le prospettive di sviluppo. La pandemia da Covid-19 ne ha evidenziato la fragilità: gli interventi sono stati sospesi o considerati secondari, mentre crescevano le disuguaglianze nell’accesso della popolazione immigrata a informazioni, servizi e diritti. Al contempo, le politiche migratorie restrittive, la pressione sui sistemi di accoglienza e la diffusione di discorsi ostili all’immigrazione hanno ridotto risorse e spazi di intervento. A mediatori e mediatrici è stato richiesto di gestire situazioni critiche con compiti di controllo e contenimento, più che di accompagnamento e inclusione. I bisogni di mediazione, tuttavia, non sono diminuiti: al contrario, la velocità e la moltiplicazione dei canali comunicativi, insieme alla circolazione di informazioni ambigue o manipolate, rendono essenziale la comprensione reciproca, l’accesso ai servizi e la partecipazione democratica.
La nostra proposta. Questo numero di Mondi Migranti intende riflettere sulla mediazione interculturale come pratica relazionale e comunicativa a carattere trasformativo e come possibile principio organizzativo, andando oltre l’intervento su chiamata e il servizio specialistico. L’attenzione si concentra su una mediazione capace non solo di risolvere problemi comunicativi contingenti, ma anche di promuovere il dialogo, il riconoscimento reciproco, l’accesso ai diritti e la prevenzione della discriminazione e della violenza, valorizzando le prospettive dei soggetti coinvolti e contribuendo a trasformare le relazioni e gli eventuali squilibri di potere. In questa prospettiva, la mediazione è relazionale, perché interviene nell’accoglienza, nella gestione dei conflitti e nella costruzione di legami, e comunicativa, perché riguarda i linguaggi verbali e non verbali, i significati simbolici, l’accesso alle informazioni e la partecipazione civica. Si intendono esplorare, poi, le pratiche di mediazione diffusa e incorporata: diffusa, quando si distribuisce tra attori, relazioni e attività ordinarie, oltre i confini di un ruolo professionale formalmente definito; incorporata, quando entra nei modi di operare e nei valori di un’organizzazione, orientandone le pratiche verso la convivenza, l’equità e la partecipazione. Considerare la mediazione come diffusa e incorporata non significa sostituire il lavoro professionale con attività informali né dare per scontate competenze e disponibilità, ma indagare come queste dimensioni interagiscano, si sostengano e talvolta entrino in tensione.
I saggi dovranno essere inviati entro il 28 febbraio 2027
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